![CHE BOLLETTA! [Bozzetto 30] CHE BOLLETTA! [Bozzetto 30]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2025/03/1217x694-1.jpg)
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DI WALTER GALASSO

Giorgio Mastromastro maledice una salatissima bolletta della luce, vorrebbe tanto incenerirla in un falò con lingue di fuoco più alte di suo cugino. Non è assolutamente d’accordo con chi ha scritto quella cifra stratosferica, secondo lui deliberata a vanvera. Stronzi! Usurai, malavitosi, tali e quali a un boss della criminalità.
Questo ragazzino di anni 36 è pronto a giurare, di fronte a un magistrato salomonico, che ha consumato di meno, ha fatto stoici e storici sacrifici in un regime di scomodissima austerity, è arrivato pure, in una sera indimenticabile, a innestare due candele sui bordi della ‘y’ di austerity, utilizzando la coppia di sfigate fiammelle al posto dei watt delle lampadine della sua maison. E vogliamo parlare di quando ha visto la tivvù a ufo, spiando con un binocolo quella di un vicino per non consumare energia usando il suo Sony? Non solo: questo assennato, parsimonioso cultore del risparmio -non certo in quanto taccagno, ma solo, appunto, per far quadrare i suoi bilanci economici- ha pure fregato elettricità alle Ferrovie del Bel Paese, ricaricando parzialmente in tre occasioni il suo smartphone a bordo di treni fermi nella stazione, in attesa di partire. Ha fatto finta di esserne un passeggero -tanto è munito di un abbonamento, può tranquillamente fare una messinscena del genere-, s’è seduto con nonchalance, ha inserito il caricabatteria -se lo porta dietro come un valido documento di riconoscimento- e poi, qualche minuto prima dello start del viaggio, ha rimesso nella custodia l’utile strumento e ha simulato un cambio di programmi, scendendo, op là!, sulla banchina. Che soddisfazione l’aumento di tacche sul display!, però, va da sé, ‘sto escamotage gli è costato atomi d’un mezzo lavoro, qual potenziale e inquinata fonte di malevolo stress. Ne fosse almeno valsa la pena.
Tutta fatica sprecata. Ieri rincasando ha trovato la busta del gestore di energia elettrica, l’ha ghermita, stropicciandola, ma senza volerle male, nella convinzione che sui fogli interni ci fosse una buona novella. Il solito ottimista. Costui ha da sempre il viziaccio di fare previsioni troppo rosee. Ha voglia il suo miglior amico, Max, a dirgli e ridirgli di non sparare cazzate dal profondo, di restare con i piedi per terra, di fare i conti con l’oste! Lui, di coccio, ogni volta ci ricasca, falsissimo profeta, analfabeta nell’arte di azzeccare un pronostico. E poi, quando le spese reali esuberano quelle preconizzate, si ritrova col culo per terra. Come nel momento in cui, sedutosi sul suo divano, ha strappato la sigillata envelope, ha estratto serenamente il contenuto, ossia una collezione di fogli, ha lanciato la sua vista all’inseguimento percettivo dell’importo, pensando ‘se tanto mi dà tanto non dovrebbe essere superiore a cento euro’ e…
Ma quale cento d’Egitto! I numeri che ha letto lo hanno aggredito come una bestia feroce possa mordere il polpaccio di un viandante. Una richiesta campata in aria, una rapina a carta armata, e nella sua reazione è accaduto un immediato connubio fra una sorpresa intensissima -paragonabile a quella che da bambino provò quando vide, in una gita scolastica, dei girini in uno stagno- e una nausea etica, simile al poetico disgusto che si accende in lui ogniqualvolta vede e veda una porcata nella cosa pubblica. All’inizio si è arrabbiato in modo autolesionistico, e il primo effetto di questa ira -palesemente agli antipodi della lira poetica- nel suo organismo è stato un leggero rialzo di pressione e un dolore, tanto breve quanto intenso, alla bocca dello stomaco. Il guidalesco, o.k., è passato in un amen, ma Giò non l’ha preso bene, temendo, in un’escalation fulminea del suo odio per quel fetente gestore, che di questo passo, se quel bastardo continuerà come una sanguisuga a fregargli quattrini, lui si buscherà un’ulcera.
S’è alzato di scatto, come un incazzoso felino a cui un pirla abbia tirato la coda per sfottere il fuoco. Ha cominciato ad andare avanti e indietro, indietro e avanti, nel living room del suo appartamento -il primo è esteso pochissimo, il secondo, nella sua interezza, poco-, gridando mentalmente allo scandalo, ripetendo ossessivamente che stava subendo un’avania fascista -gli piace utilizzare, anche a sproposito, questo aggettivo- e dicendone di ogni. ‘Puttana galera, che bolletta!’, ha esclamato, nel suo mumble mumble, quando, per la prima volta da quando abita qui, s’è fermato esattamente nell’ombelico dell’intero immobile. Ha interrotto le interiori esternazioni per un brevissimo arco cronologico, e poi contemporaneamente ha ripreso sia a camminare che a imprecare. ‘Delinquenti travestiti da top manager, vampiri in giacca e cravatta, potentissimi vermi in una stanza dei bottoni che puzza di fogna. Ah, se il capo dei capi di questa combriccola mi fosse ora a tiro. Gli farei vedere i sorci verdi’.
Nel fare mente locale sul divario tra gli effettivi consumi e quelli attribuiti alla sua vita dall’azienda, un décalage non inferiore a centocinquanta euro, ha abbondonato la silenziosa dimensione dei pensieri ed è sbottato in un clamoroso urlo, “Merda!!”, a tanti decibel, sentito pure da una vicina, la signora Carmela, oriunda di un’altra regione. La donna ha subito commentato, parlando con il marito, Pasquale Amaraldo, “il signorino vuole paglia per cento cavalli”.
Forse pure per duecento, anche perché, aprendo una digressione sul perché e sul percome se la sia così tanto presa, lui sta corteggiando una ragazza, un po’ più giovane, che per il momento né chiude la porta né ci sta, e dunque se son rose fioriranno, però c’è un problema grande quanto una libreria Ikea Billy con elemento top: i suoi genitori non vogliono, non tanto perché ha dieci anni in più della donzella, la bella Federica, quanto perché, nonostante la sua età, non più verdissima, ancora non è un paperone. Il giovane vuole migliorare la propria condizione economica, almeno per poter avere udienza dal potenziale -e stronzo- suocero, ingegnere in una ditta molto affermata nel Lazio. Il sogno del tapino Giò è di poter acquistare, per farsi bello agli occhi di Fede & Company, uno yacht, anche di seconda mano, purché la sua lunghezza non sia inferiore a trentasei metri, per poter fare la battuta “non l’ho preso più lungo per far coincidere i suoi metri con i miei anni”. Al momento, a prescindere dalle strepitose cazzate della sua fantasia, ha messo da parte 1.800 euro: a malapena sufficienti per comprare un lavabo nel gabinetto del panfilo. La strada è in salita, le sue chances non sono in salute, ma se si mettono di mezzo pure le bollette la salita si trasforma in parete verticale.
Dopo l’urlo, seguito dalla sua decisione di sbattere un pugno su un tavolo, il tartassato utente s’è dato una calmata. Il suo cervello ha preferito rimuovere, intuendo che una sequela di masochistiche sfuriate non può abbassare l’entità del gruzzolo da pagare. Da ieri sera a poco fa Giorgio non ci ha più pensato.
Qui ed ora, invece, sta avvertendo l’esigenza di riprendere la polemica lasciata in sospeso. Grrr, ‘azz, te possino… Ci risiamo. Meno male che, facendo un blitz in bagno per spruzzare profumo sul collo, prima di uscire, vede, su uno scaffale, una sfilza di prodotti e scatta in lui, involontario ricordo di Giorgio Gaber, ‘quasi quasi mi faccio uno shampoo’. Un flashback, a costo zero, che ha il potere di calmarlo, più di uno psicanalista con parcella peggiore della bolletta.
Walter Galasso
Da leggere tutto di un fiato per un divertimento assicurato! Un capolavoro assoluto!